Motori: Buon sangue non mente

Motori: Buon sangue non mente

5 Agosto 2019 0 Di Giorgio Zanirato

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Di Giorgio Zanirato

Destino o gene. Semplicemente questione di famiglia, di una dinastia chiamata Schumacher. Se da un lato le condizioni di salute di colui che ha fatto la storia degli ultimi anni in F1, ovvero l’indimenticabile Michael, sono ancora avvolte nel mistero e le uniche fonti disponibili riportano notizie comunque confortanti che parlano di un Campione deciso a proseguire la propria battaglia per la guarigione, dall’altra c’è il talento cristallino di un erede (in senso di figlio) che sta sorprendendo tutti e nel quale molti rivedono le qualità del padre. Un fardello non proprio semplicissimo da portare sulle spalle per un ragazzo di appena 20 anni, perlopiù se di cognome fa Schumacher. Il piccolo campioncino tedesco, tuttavia, sembra essere già un predestinato: Dopo i successi in F3, ecco arrivare la prima vittoria nella categoria superiore (F2), in uno dei gran premi che ha incoronato il grande Michael durante la sua carriera di straordinario pilota: il Gp di Ungheria. Grande emozione e commozione per il primo successo conquistato in una categoria che inizia a “pesare” qualcosa a livello di blasone in pista e che, inevitabilmente proietta il piccolo Mick verso un roseo e atteso futuro nella massima espressione automobilistica, la stessa che rese celebre il suo illustre genitore.

Nel frattempo, mentre si attende la crescita di Schumi Jr, l’erede designato in pista sembra poter essere Luis Hamilton: il britannico, vincitore di cinque mondiali in dieci anni, si conferma su livelli altissimi potendo anche contare sulle proprie qualità tecniche e sul supporto di un team davvero senza punti deboli qual’è la Mercedes: i presupposti per arrivare al sesto mondiale (terzo consecutivo dopo i successi iridati del 2017 e dello scorso anno) ci sono davvero tutti.